giovedì 5 gennaio 2017

Diabulimia, quando il diabete incontra i disturbi alimentari

Chi soffre di questo disturbo evita o diminuisce l'insulina per dimagrire. Questo atteggiamento può avere delle conseguenze gravissime.
Il trattamento con insulina può portare ad un aumento di peso, il quale potrebbe generare una insoddisfazione nella percezione che la persona ha di se stessa. Questi cambiamenti corporei sono vissuti in maniera più intensa durante l’adolescenza, pertanto è maggiore il rischio di riduzione di insulina senza consultare il medico per gli individui in questa fascia d’età. Se non trattata adeguatamente questa condotta può cronicizzarsi e portare a conseguenze molto gravi.

COME SI DIMAGRISCE CON LA DIABULIMIA?

Quando la persona con diabete di tipo 1 si somministra l’insulina in maniera adeguata, il glucosio ottenuto dagli alimenti può entrare nei tessuti del corpo ed essere utilizzato come fonte di energia o di riserva. Senza l’insulina necessaria, il glucosio si accumula nel sangue e viene eliminato attraverso l’urina, il risultato, tra gli altri, è la perdita di peso.

CHE RISCHI CORRE LA PERSONA CON DIABULIMIA?
L’associazione di diabete e disturbi alimentari incrementa fino a 3 volte le complicazioni associate al diabete: infezioni, danni renali, retinopatie, neuropatie, piede diabetico. Questo deterioramento dell’organismo relativo allo scarso apporto glicemico, viene accompagnato da danni causati dal disturbo alimentare: amenorrea, ritardo nello sviluppo, problemi gastrici, dentali, della pelle, ecc..
Aumenta inoltre il rischio di morte.

COME RICONOSCERLA
Nella maggior parte dei casi le persone con diabulimia non manifestano condotte come la restrizione alimentare, vomito o esercizio fisico eccessivo, tipiche dei disturbi alimentari. Pertanto il disturbo può passare inosservato per lungo tempo. Inoltre il paziente di solito non è cosciente del proprio problema e la famiglia o i medici potrebbero interpretare i sintomi come quelli di un paziente diabetico che non segue bene le indicazioni mediche, quindi potrebbero non tener conto del problema psicologico di base.
Per tali motivi è opportuno che le persone vicine al paziente conoscano i segnali di tale disturbo. Chiaramente questi possono variare da persona a persona, però alcune caratteristiche chiave sono:
  • ·      emoglobina glicosilata considerevolmente alta,
  • ·      ospedalizzazioni frequenti a causa di chetoacidosi diabetica,
  • ·      mestruazioni irregolari o assenti
  • ·      inspiegabili fluttuazioni di peso
  • ·      preoccupazione eccessiva per il peso e insoddisfazione per l’immagine corporea
  • ·      modelli alimentari irregolari. Potrebbero saltare pasti, eliminare dolci per perdere peso. Queste restrizioni potrebbero essere seguite da abbuffate che generano sentimenti di colpa. Per compensare l’aumento di peso possono tornare a limitare l’introito calorico o a non somministrarsi l’insulina. Il circolo vizioso si ripete.
  • ·      Evitano di somministrarsi l’insulina di fronte agli altri
  • ·      Mancanza di consapevolezza del problema
  • ·      Incostanza negli appuntamenti con il medico


COME AIUTARE
Il primo passo per affrontare il problema è identificarlo come tale. È importante non giudicare la persona e farle capire che ci sono altre soluzioni al suo problema. Non si devono utilizzare le complicazioni a medio e lungo termine per mettere paura. La maggior parte degli adolescenti e dei giovani adulti non immaginano che possa succedere a loro, lo vedono come troppo lontano. La loro ossessione di perdere peso è più forte dell’idea di evitare problemi futuri.

È opportuno quindi che la persona possa essere seguita da un punto di vista psicologico e medico.

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